INTERNO K. Una storia curda
- 1 mag
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La Fondazione per il Riformismo nel FVG ha il piacere di presentare il libro INTERNO K. Una storia curda, edito da Forum e pubblicato grazie al contributo della Fondazione stessa.
È una raccolta di testi e foto di importanti testimoni della diaspora curda (Kendal Nezan, Ebru Gunay, Fadime Deli, Hevi Dilara, Dino Frisullo, Arturo Carlo Quinatvalle, Danilo De Marco, Leyla Zana e Mehdi Zana) e verrà presentato al pubblico sabato 9 maggio alle ore 11.30 presso l’Oratorio del Cristo, a Udine, in occasione della 22^ edizione del festival vicino/lontano – premio Terzani.
È la storia di un popolo nella tormenta, riprendendo le parole di Ebru Günay (giurista e attivista curda, portavoce del partito turco HDP – partito democratico dei Popoli): “Lo sfollamento forzato descritto in questo libro rappresenta una delle forme più gravi di questo ciclo storico. L'evacuazione di un villaggio non è soltanto uno spostamento nello spazio. Quando un villaggio viene evacuato, non sono soltanto le case a essere distrutte; il senso di comunità va in frantumi, la geografia dell'infanzia si frammenta, il legame con le tombe degli antenati viene reciso e il ritmo del tempo legato alla terra viene sconvolto. Quando le persone vengono sradicate dal luogo in cui sono nate, perdono non solo un indirizzo, ma anche la propria voce, il proprio ritmo, il proprio rapporto con le stagioni e il proprio modo di comprendere sé stesse. La migrazione forzata non è dunque soltanto un movimento demografico, ma un atto politicamente organizzato di cancellazione della memoria. È proprio questo che emerge dalle fotografie di Danilo De Marco e nelle testimonianze raccolte in questo libro: persone che nei propri villaggi erano produttori e vivevano con le famiglie sulla propria terra, con i propri animali e i propri forni, vengono improvvisamente trasformate in manodopera stagionale, precaria e invisibile. Sono costrette a spostarsi continuamente da una tenda all'altra, da un campo all'altro. I bambini abbandonano la scuola; le donne sopportano il peso più acuto della povertà e della migrazione. La violenza di Stato non si manifesta solo attraverso le pallottole o le evacuazioni forzate, ma anche nell'esclusione di un bambino dalla scuola, nel rifiuto di cure mediche a un neonato in ospedale, nell'obbligo di restare ai margini dei campi dove alle persone viene imposto <potete restare, ma dovete rimanere invisibili>. Pertanto, l'esperienza dello sfollamento forzato dei curdi non è soltanto una tragedia umanitaria del passato; è anche un'immagine cruda del rapporto tra Stato, società, nazionalismo e impunità. Le lingue vengono bandite, ma i bambini continuano ad ascoltare ninne nanne in quella lingua. La storia curda non è dunque solo una storia di vittimizzazione, ma anche di dignità, perseveranza, consapevolezza politica e resistenza”.




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